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Balle Italia

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Apprendiamo dalla stampa che il “buco delle finanze” in questi ultimi due anni è cresciuto di 188 miliardi di euro, ad un ritmo di 8 mld al mese. Monti, Letta e Renzi, con toni diversi fanno le stesse cose. Infatti, l’austerity imposta agli italiani non funziona e come sa chiunque, nelle economie di capitale, dove crescere è necessario, anche se non utile alle persone, ciò significa arretrare inesorabilmente.

Questa settimana abbiamo assistito all’emanazione di tre “perle” del nuovo corso governativo:

-       l’attuazione dell’obbligo per artigiani, consulenti e quant’altri forniscano un servizio di valore superiore a 30 euro, di dotarsi del POS, ovvero del macinino elettronico che fornito dalle banche al modico costo di 150 euro, fa guadagnare loro commissioni sulle transazioni. Il fine nobile della norma, che si aggiunge al divieto di pagare in contanti per importi superiori ai 1000 euro, mira alla diffusione dell’utilizzo del denaro elettronico, evitando in tal modo l’evasione fiscale. Geniale e soprattutto democraticamente equo.

-       La reintroduzione dell’anatocismo, che non è un nuovo tipo di clistere, ma la prassi delle banche, abolita negli scorsi anni, di applicare gli interessi sugli interessi. Pratica usuraia, che come unica consolazione, non potrà essere adottata trimestralmente, ma “una tantum”... una tantum quando?

-       La terza ed ultima, consiste nell’invio da parte della RAI ad aziende, soggetti con P.Iva, ecc., ritenuti possessori di apparati informatici, anche chiavette, che possano ricevere le pregiate trasmissioni TV, di una richiesta di canone di circa 400 euro. Balzello che, si è detto, mirerebbe a recuperare quell’oltre 30% degli introiti non corrisposti dai canoni di abbonamento ordinari.

Forse, i componenti del giovane e dinamico governo che ha incassato oltre il 40% di suffragi alle recenti europee, non suppongono che per continuare a raccontare balle al “vil popolo” su ripresa e riforme, dovranno attrezzarsi di maggiore avvedutezza nella promulgazione dei nuovi editti e attenzione nell’operato di aziende che, come la RAI, sono a loro strettissima dipendenza.

 

Mirco Cattani

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