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Domenica, 27 Luglio 2014

Chi è il nemico? In evidenza

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In questi giorni in cui l’estate è latitante, cadono troppi aerei, mentre in Palestina i morti nel nuovo rigurgito guerresco, banalmente motivato, ammontano a quasi un migliaio. I nostri giornali più importanti parlano di riforme, di quella del senato in particolare, da abolire, annullando di fatto un assioma della nostra storia più illustre: la considerazione per l’esperienza che proviene dal tempo vissuto, tramandataci dall’ordinamento dell’antica roma.

Ma non è tutto:

i nostri governanti sono preoccupati di non nuocere troppo alla Russia con le sanzioni invocate da USA e GB, per non perdere, oltre ai gas, anche le ricche commesse per la costruzione di un nuovo gasdotto e di materiale militare.

I profeti dell’economia UE hanno detto che il PIL dell’Italia quest’anno crescerà solo dello 0,3% e non dello 0,8 come ha detto Renzi, considerando che gli 80 euro, scaturirti dalla sua illuminata generosità, non sono finiti nei consumi, per i quali c’è calma piatta.

L’Italia, con Germania, Bulgaria ed Ungheria saranno le più colpite nel settore energetico dalle sanzioni anti Russia. Ma il premier ungherese Orban si è già smarcato da tempo dal sindacato dei premier europei e gravita nell’orbita putiniana, mentre la Bulgaria potrebbe seguirlo anche domani.

La Germania, esitante nell’attività sanzionatoria anti russa e decisa a riaffermare la propria sovranità, dotandosi di una propria gestione informatica, al riparo dagli occhiuti spioni USA è invece oggetto di una campagna mediatica, che tende a proporla come l’artefice dell’assenza della ripresa economica italica.

Sarebbe l’eccesso di risparmio tedesco, il colpevole delle nostre difficoltà economiche. Noti pennivendoli scrivono che  6 anni or sono, le banche tedesche avevano 4700 miliardi di dollari investiti in titoli stranieri e che, dopo la crisi, esse abbiano tagliato l’esposizione di 2000 mld (equivalente al debito pubblico italiano), realizzando, di fatto, la più grande operazione di rimpatrio di fondi della storia.

Si scrive che se la Germania investisse solo una porzione di quel tesoro in infrastrutture e progetti europei, l’economia dell’intero continente ripartirebbe. Si aggiunge che persino sul suo suolo la spesa per progetti, come l’acquisto di macchinari, la costruzione di strade, ponti e impianti produttivi è scesa sia nel 2012 che nel 2013.

Peccato però che chiunque oggi varchi il confine tedesco e percorra la Germania in automobile da sud a nord, da est a ovest, finisca  bloccato in cantieri stradali lunghi decine di chilometri, debba effettuare lunghi giri per ovviare all’assenza di ponti in ricostruzione, percorra le strade delle principali città e dei più piccoli borghi imbattendosi in continui cantieri edili o stradali di grandi e medie dimensioni.

All’Italia non mancano le idee, né il bisogno di opere pubbliche e private, che darebbero ulteriore  impulso alla propria economia. Fa difetto la consapevolezza dei propri abitanti.

L’incapacità di comprendere chi li raggira, con evidenti, sfacciate falsità, da troppo tempo.

 

Mirco Cattani

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