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Serve ancora votare per il Parlamento?

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Finalmente Federica Mogherini è stata nominata ministro degli esteri della UE, come auspicato dal nostro Presidente del Consiglio, che nessun cittadino ha votato alla carica.

Leggendo il curriculum della signora Mogeherini, risulta difficile attribuirle competenze in politica estera: sarebbe come affidare all’idraulico la direzione di un esercito.

Tuttavia anche l’ottuagenario sovrano che occupa il Quirinale ha plaudito alla nomina, segno che, probabilmente, la neo alto commissario avrà qualche attitudine nascosta che la rende idonea all’incarico.

Resta il fatto che in questa fase di guerre guerreggiate tra l’occidente e l’islam e le tensioni politiche che ci coinvolgono  in quanto alleati degli USA, con vari Paesi dell’Africa, la nomina a ministro degli esteri di una donna, considerata dalla religione musulmana “impura” per la sua natura, non è il migliore viatico per un approccio diplomatico.  

Renzi ha dichiarato che molti dovrebbero scusarsi per aver espresso dubbi ed ostracismo verso questa candidatura europea, da lui fortemente voluta e sostenuta, evidenziando un certo risentimento per la carenza di fiducia nella sua proposta.

Tra i cittadini però sta montando un’onda di crescente insofferenza verso la presenza al ruolo di un presidente del consiglio e di una squadra di ministri a lui massimamente referente, più che allo Stato, approdati ai massimi scranni del potere esecutivo senza l’investitura delle urne.

E’ pur vero che da due anni a questa parte l’ex comico genovese, proprietario di un sito e di un logo informatico, ci ha convinti delle qualità dei politici scelti tra ignoti comuni cittadini, sbalzati in folto numero con il loro bagaglio d’incompetenze prima al Parlamento nazionale e poi a quello europeo, ma i risultati sin qui raccolti, stanno facendo rimpiangere le mediocrità intellettuali di coloro che li hanno preceduti.

In questo quadro di espropriazione della pubblica volontà espressa dalle urne, sono in fase di approntamento, modifiche sostanziali al nostro ordinamento giuridico, che cambieranno profondamente il vivere quotidiano, attuate mediante decreti legislativi, che privano il Parlamento anche di quell’ultimo apparire democratico sancito dalla prassi politica.

Siamo quindi giunti al punto. Piuttosto che essere impotenti nell’espressione dell’intento del fondamentale diritto al voto previsto dalla Costituzione, vale forse la pena rinunciarvi, preservando almeno la stima per il proprio intelletto.

 

 

Mirco Cattani

 

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