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Sabato, 13 Settembre 2014

Requiem per un’Orsa In evidenza

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Daniza era un’orsa intenta a svolgere il primario dovere di ogni madre: difendere la propria prole.

L’aggressione, peraltro molto blanda negli effetti, data la mole e la prestanza dell’animale, ad uno dei tanti, troppi “appassionati micologi” che razzolano nei boschi durante la stagione estiva, ha fatto scattare la sentenza di morte emessa dalla PAT.

Alcuni media nazionali, si sono ieri preoccupati di dare voce al palesato dolore di uno dei forestali che ha eseguito la sentenza di morte, chiarendo che si è trattato di un inspiegabile errore nella dose anestetica. Ma le dichiarazioni rilasciate dopo il ferimento del valligiano dall’assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca della Provincia Autonoma di Trento, dott. Michele Dallapiccola, non lasciano molti dubbi sulle reali intenzioni dei protagonisti della battuta.

Abbiamo letto e sentito la versione dei fatti resa dal malcapitato fungaiolo, ma non quella dell’orsa, impossibile da raccogliere per insormontabili ragioni naturali. Tuttavia, la sentenza di condanna a suo carico è stata pronunciata, perché è l’evidenza dei fatti a fornircene ragionevole conferma.

Che cosa conosciamo dell’azione svolta dall’altro soggetto della vicenda? La sua versione.

Ordinariamente troppo poco, per una condanna a morte, secondo l’ordinamento giuridico di una comunità democratica come la nostra. Inoltre, la natura e la conoscenza del genere umano ci insegnano che la prima obbedisce a logiche semplici e ferree, mentre la seconda che l’uomo è spesso mendace.

Tuttavia, in questa nostra civile società moderna, l’uomo deve sempre prevalere. Non riusciamo a comprendere che in natura non esistono assassinio e vendetta e che la cattiveria può essere introdotta solo dall’essere umano.

Poco importa oggi se i due piccoli cuccioli non riusciranno a cavarsela: la sicurezza degli ominidi inutilmente vaganti nei boschi del Parco Adamello-Brenta è assicurata e la vicenda, come molte altre, entro qualche giorno scivolerà nell’oblio, surclassata dalla notizia di qualche nuova nefandezza dell’umana specie, anche se, questa volta, la nomenclatura politica trentina è riuscita a cogliere, gratuitamente, un’ampia eco sui grandi media nazionali ed anche esteri. La ricaduta d’immagine negativa per il piccolo Trentino ha appena iniziato il suo corso.

Questo progetto di reinserimento dell’orso, che avrebbe potuto suggellare la “naturalità” del territorio trentino, con benefiche ricadute su molti degli ambiti fulcrali del suo sistema economico, per quanto ambizioso, è perfettamente assonante con le caratteristiche di questa provincia montana, ricca di bellezze naturali, sulle quali costruire un forte richiamo non solo turistico, rivolto ad una qualificata utenza mondiale.

Con le piste da sci spesso divenute un mixing tra lunapark e discoteche, le ferrate ed i rifugi luoghi per passeggiate amorose e pranzi luculliani, il ripristino della valenza naturale del bosco, popolato dalle sue peculiari specie viventi, costituisce anche una sorta di necessaria compensazione e soprattutto di tutela dell’ambiente e degli ecosistemi. 

Perché su questo progetto non si sono realizzati documentari, approfondimenti visivi da vendere a TV di tutto il mondo, ma anche utilissimi per far comprendere agli indigeni la valenza ecologica e l’importanza del reinserimento ursino nel territorio, che può essere solo motivo d’orgoglio per gli abitanti delle zone più prossime e per tutti i trentini?

Perché si è invece preferito spendere molto denaro pubblico, per la realizzazione di lungometraggi, soap opera, che sono molto più distanti nel veicolare le attenzioni del grande pubblico sul territorio?

Resta infine una considerazione amarissima e inesorabile: per una volta, il politico direttamente competente era un “conoscitore della materia”.

Dallapiccola, prima d’essere un esponente del PATT, partito asseritamente sensibile ai bisogni del Trentino è un veterinario. Gli si possono confutare le scarse conoscenze in molte delle competenze ascritte all’assessorato affidatogli, ma nella fattispecie del caso, non a quello in discussione. Ne ha titolo riconosciuto per legge.

Ebbene, prima dell’oblio dell’eco mediatica sulla povera orsa, annotiamo la circostanza, per rammentarcene al prossimo appuntamento elettorale: Daniza non sarà morta invano.

Amen.

 

Mirco Cattani

 

 

 

 

 

Letto 1229 volteUltima modifica il Sabato, 13 Settembre 2014 15:15

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