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Sabato, 20 Settembre 2014

La quarta guerra d’indipendenza In evidenza

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In Italia ci sono persone di tutte le età, che iniziano a lavorare alle prime ore del mattino e continuano per tutto il giorno nella loro infaticabile ed appassionata opera. Spesso si dice che è la necessità ad indurle al lavoro, sminuendo e svilendo la motivazione originaria di quel fare.

Non si lavora per solo denaro. Anzi, per l’uomo in salute il lavoro è l’irrinunciabile espressione di se stesso, per questo esso è posto all’inizio della nostra Costituzione.

Chiunque lavori con passione, avverte quell’intimo appagamento generato dalla consapevolezza di aver ben eseguito la propria attività. Muratore ed operaio, contadino ed artigiano, impiegato e tecnico, medico e professore, sono alla stessa stregua nella percezione di una soddisfazione estranea all’entità del denaro che produce.

La ricerca del lavoro per il denaro è un’aberrazione creata dall’uomo avido e stolto.

Il dibattito per la riforma del lavoro, che ha assunto particolare vigore dopo la visita ferragostana del premier Renzi al presidente BCE Draghi, al riposo nella verde Umbria, imponendosi come priorità nell’agenda dei “1000 giorni” dettata a Camera e Senato dal parolaio fiorentino, sta mettendo nell’ombra le altre riforme roboantemente annunciate per rinnovare il nostro Paese.

Il punto fulcrale è posto sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Sull’obbligo di reintegrazione al posto di lavoro nel caso d’illecito licenziamento. Si tratta di un dispositivo di legge del quale beneficiano circa 1000 lavoratori all’anno. Pochi, per arrecare pregiudizio alla globalità produttività delle aziende italiane.

Il problema reale dell’Italia deriva dalla farraginosità della macchina burocratica, affamata di moduli, controlli e norme spesso contraddittorie e soprattutto dall’inaudito livello di tassazione del lavoro, che esorbita per le aziende di almeno 6/7 punti percentuali la soglia del 60% riportata dai media.

Per questa ragione le aziende emigrano in Svizzera ed Austria, dove il lavoro costa di più (perché più alte sono le retribuzioni), ma molto più basse sono le tasse (per attrarre investimenti e quindi lavoro).

E’ evidente che dopo Monti e Letta, Renzi rappresenti solo una faccia nuova della stessa medaglia: l’inconfessata ragione dell’accanimento contro l’art. 18 è costituita dalla volontà di annullare la libertà di sciopero. Un lavoratore privo della tutela dell’art. 18, sarà costretto ad accettare qualsiasi imposizione pervenga dalla proprietà e, nell’estremo caso, opporvisi scioperando.

La rimozione dell’art. 18 non aiuterà a far crescere le piccole imprese, oggi spesso forzatamente affette da nanismo, per evitare di superare la soglia dei 15 dipendenti ed essere assoggettate ai vari diktat normativi. Fornirà solo ulteriore spazio ed opportunità alle grandi aziende, estranee allo “spirito del lavoro”, che animava l’imprenditoria italiana che ha reso grande la fama della creatività della nostra Nazione nel mondo.

La cassa integrazione e le varie normative sul lavoro, partorite dai governi subordinati al gradimento straniero hanno di fatto aiutato le grandi aziende, che sono vissute e vivono dei soldi pubblici dei contribuenti, in luogo della propria genialità imprenditoriale, arrogantemente ora pretendendo di governare direttamente la Nazione, in concorso con i sodali dell’alta banca mondiale.

Dopo la Grecia, non più terra serenamente vivibile per tutti i micro pensionati d’Europa, l’Italia sarà d’esempio tangibile per le nuove normative sul lavoro, intese ad ottenere servi umilissimi, disposti a lavorare non per la propria legittima soddisfazione, ma per procacciarsi sempre nuovi inutili prodotti del consumismo reale, barattati con la propria dignità.

E’ infatti oramai macroscopicamente tangibile, come i beni superflui, privi di alcun beneficio reale per la nostra vita, siano sempre più ambiti e diffusi, mentre divengano sempre più rari e qualitativamente scadenti quelli essenziali. E’ infatti noto come persino il pane, bene comune di nutrimento primario, sia sempre più spesso sprovvisto della qualità e delle doti di salubrità che gli sono da sempre ascritte.

E’ un problema di sovranità nazionale e di libertà che non possono essere surrogate dal malinteso beneficio dell’uso degli onnimanipolati tablet e smartphone.

E’ il caso di utilizzarli tempestivamente, per pianificare la quarta guerra d’indipendenza italiana, da far studiare sui sussidiari delle elementari alle generazioni che verranno.  

 

Mirco Cattani       

 

    

Letto 928 volteUltima modifica il Sabato, 20 Settembre 2014 13:59
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