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Domenica, 15 Marzo 2015

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Il gioco del rispetto

La tanto annunciata riforma della scuola è stata finalmente partorita questa settimana dal Consiglio dei Ministri e lunedì inizierà la discussione alla Camera.

“L’Italia ha fretta” ha detto Renzi. Sei mesi sono occorsi al governo delle riforme per rendere i presidi d’istituto dei manager con facoltà d’assumere i docenti e sistemare 100 mila precari sui 150 mila in attesa dell’immissione a ruolo.

Ora con la riforma “dell’innominata”, visto che la ministra della scuola Giannini è stata definitivamente commissariatala, la nostra scuola diverrà migliore. Certo significativi passi avanti si erano fatti anche negli scorsi anni con la riforma Gelmini e con i vari “ritocchi” che l’hanno preceduta. Basta geografia: i ragazzi oggi viaggiano con voli low-cost da un Paese all’altro, parlano tutti inglese e con il programma “Erasmus” socializzano intimamente, scoprendo attivamente che maschi e femmine di ogni latitudine e lingua hanno una particolare propensione al sesso.

Che importa se un ragazzo di Ancona ritiene che Trento e Trieste siano alla stessa distanza di Milano e Monza? O che il Po sia un fiume della Cina? Cosa importa se scriva “ha” con o senza l’acca, se la punteggiatura sia un optional, eccetto per i puntini di sospensione, ampiamente utilizzati, a sproposito ad ogni piè sospinto negli sms, nelle chat e nelle sintetiche e dotte esternazioni riservate ai social?

Già da anni la resa a scuola si valuta per debiti e crediti, così concetti fondamentali della cultura quotidiana, vengono metabolizzati, approntando gli studenti per un celere, ingresso in una società che vive per il dare/avere. Nella quale però molti danno e pochi ricevono in proporzione a quanto danno. Con la laurea breve si è inoltre tagliato corto con la sequela di esami e le lungaggini della tesi finale, rendendo più dinamica l’immissione di disoccupati frustrati nel mondo del lavoro.

Ora questa riforma punta dritto all’efficienza dei docenti ed anche alla consistenza della loro cultura, che sarà sorretta da un buono di 500 euro annuali per l’acquisto di libri, con i quali aggiornarsi.

Eccellente! Un tempo, nell’Italia ad alto tasso d’analfabetismo la riforma della scuola era progettata dai filosofi, oggi in quella della multiculturalità internettiana, può essere fatta da pressoché ignoti collaboratori del salvifico presidente Renzi.

Ma non è tutto: è stato introdotto, il “Gioco del rispetto – Pari e dispari”, attività didattica, che insegna ai bambini delle scuole materne ( per ora in alcuni selezionati istituti), il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne.

Attraverso questo gioco bambini e bambine, dovrebbero apprendere che in futuro devono avere gli stessi diritti di scegliere la professione che li realizzerà. L’obiettivo del gioco consiste nel trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei sogni personali. Il gioco del rispetto si sustanzia in toccamenti reciproci, tra maschi e femmine, dopo aver fatto ginnastica, per sentire quello che i coetanei dell’altro sesso avvertono dopo la fatica e poter acquisire “competenze sensoriali ed emozionali, esplorando a vicenda i propri corpi, per capire le differenze tra bambini e bambine”. A questo si aggiunge il gioco del “Se fossi”, in cui gli alunni potranno indossare diversi costumi, anche non del proprio genere, per esprimere le proprie sensazioni, la propria personalità e la propria fantasia, avendo la possibilità di rimanere così vestiti nei giochi successivi. Questa trovata, dovrebbe consentire di prevenire l’attività di violenza sulle donne.

Di meglio in meglio. In un contesto sociale dove “il rispetto” è un’entità astratta, superata da una concezione errata di “uguaglianza”, funzionale al dominio dell’uomo sull’uomo, dovrebbe essere quotidianamente rammentato che sono le differenze e le specificità di genere, razza e cultura a costituire l’unica differenza reale, armonicamente costruttiva per l’umanità. Ma questo nuocerebbe gravemente, agli interessi della cinica gerontocrazia che oggi vuole governare il mondo.

 

Mirco Cattani

 

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