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L’efficienza del Trentino

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L’efficienza del Trentino

In questa fase della campagna elettorale per i rinnovi dei consigli comunali, i vertici della politica trentina percorrono le valli del territorio esprimendo, negli incontri con gli elettori, preoccupazione sulle sorti dell’autonomia.

Autonomia che, secondo loro, sarebbe forse meno a rischio, se il voto potesse convergere verso una determinata parte politica: quella che oggi è al governo a Roma.

I reiterati tagli alle contribuzioni di denari provenienti da Roma, hanno sensibilmente ridotto la pioggia di interventi a cui, il non più sobrio trentino, era da anni abituato.

 

Ed ecco che pur permanendo ingenti sostegni economici corrisposti “ad oltranza” ad aziende economicamente decotte, gestite da incompetenti, la scure dei tagli alla spesa si è abbattuta con maggiore incisività sui bilanci dei comuni e sulla sanità. Ambiti d’interesse generale, nei quali però gli effetti negativi ricadono con maggiore veemenza sulla parte di popolazione economicamente più debole.

La sanità trentina, fiore all’occhiello dell’autonomia, simbolo della propria efficienza, retta sino alle scorse elezioni proprio dall’attuale presidente della Giunta Provinciale, è oggi in una fase di progressivo decadimento.

Oltre ai sempre maggiori oneri da corrispondere per le visite specialistiche, l’abbassamento della qualità del servizio reso è un fatto immediatamente percepibile, al quale molti sopperiscono recandosi principalmente a Verona, Brescia, Bressanone e Innsbruck.

Ma anche il banalissimo rinnovo di una patente o di un porto d’armi è divenuto un problema, un evento da calendarizzare, secondo i vertici della sanità trentina, con congruo anticipo: gli appuntamenti con il medico che certifica l’idoneità dopo aver appurato se la vista è d’aquila o da pipistrello, debbono essere fissati almeno con quattro settimane di anticipo e talvolta richiedono lo spostamento da un luogo all’altro della provincia.

Piccola difficoltà, superabile, sempre secondo i vertici provinciali, con un po’ di diligenza, maggiore pazienza e disponibilità di tempo e denaro, ovviamente da parte del cittadino.

Vero, ma è il netto peggioramento di un servizio sanitario che, peraltro, tende ancora nonostante le asserite difficoltà economiche generali a favorire alcuni, facendo gravare sulle spalle della cittadinanza inefficienze e disfunzioni.

Perché ad esempio, non viene messa a disposizione la nuova macchina per le TAC, “aperte” che evita la sensazione di claustrofobia ai pazienti, onerosamente acquistata dalla PAT?

Forse si teme che altri centri sanitari provinciali, disponendo del vecchio tubo, non ancora sufficientemente "fatto rendere", verrebbero discriminati nel business?

Stiamo vivendo un periodo particolare, nel quale, come nei peggiori momenti della storia dell’uomo, il sostegno agli oppressori è accordato dagli oppressi, in nome di un’indifferenza che scaturisce dall’ignoranza e dall’individualismo, indebitamente così condizionando tutti.

Ad maiora!

 

 

Mirco Cattani

 

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