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    2017 fuga da New York

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    2017 fuga da New York

    “1997 fuga da New York” è un film di John Carpenter, girato nel 1981. Si ipotizza che nel 1988 il centro della capitale degli affari americani sia stato ridotto ad un carcere a cielo aperto, delimitato da una cinta muraria alta 15 metri. Impossibilitato a gestire l’ordine pubblico nella città, lo stato l’ha resa un bagno penale, gestito dagli stessi detenuti.

    Baltimora, 600.000 abitanti, aprile 2015. Imponenti e violenti scontri per le strade della città tra cittadini e guardia nazionale intervenuta a sedare i disordini, occupano la scena della cronaca USA dell’ultima settimana.

    Una rivolta che si aggiunge a quelle scoppiate negli scorsi mesi, in ben più importanti città americane, dopo l’uccisione arbitraria di un giovane da parte della polizia. Sono oltre 1500 i casi analoghi, che si ripetono con incessante sequenza negli USA. Una escalation d’uso eccessivo ed erroneo della forza da parte dei tutori dell’ordine, che stride, ad esempio, con i dati registrati dalla Gran Bretagna: un solo caso nel 2012, zero nel 2013.

    Perché?

    Anche la GB, come gli USA, è impegnata da anni con il suo esercito a svolgere “missioni di pace” in giro per il mondo. Anche quei reduci, quando ritornano a casa, impattano contro una realtà molto distante da quella vissuta per settimane o mesi nelle aree dove sono stati inviati a portare pace e democrazia, con il fucile in mano e dove scoprono di non essere molto amati. Ma l’Inghilterra è un Paese dove il divario sociale, seppure esistente, non è altrettanto stridente. L’inglese può vivere economicamente tranquillo, basta non pretendere di far acquisti nelle vie del lusso di Londra, riservate ai cacciatori della finanza.

    Milano, 1 maggio, inaugurazione dell’Expo:

    40 milioni di spesa previsti, 90 spesi a causa di “Varianti alla progettazione”; sensibile sforamento!

    La cronaca registra gravi danni in alcune vie del centro, specialmente alle vetrine ed alle sedi di banche e finanziarie.

    Black Block, balordi, certo, ma ben organizzati, forse altrettanto ben strumentalizzati, che hanno azzerato il dissenso pacifico manifestato da quanti, ben più numerosi, erano intervenuti per esternare, come possono, privi dei palcoscenici dei talk-show mediatici, il disappunto per un’ipocrisia politica, gestionale e giornalistica divenuta grazie a decreti legge e compiacenti silenzi, vera e propria violenza, perpetrata in danno dei più deboli.

    A corredo, una domanda sorge spontanea:

    da quali tasche sono realmente usciti questi denari per organizzare siffatto grandioso evento di promozione del “Fare italiano”, manifestazione che, si dice, dovrebbe fornire rinnovato impulso al Made in Italy ed all’immagine della Nazione, più di quanto non dovrebbero saper e poter fare le aziende, con la loro stessa capacità e dinamismo imprenditoriale?

    Se la disoccupazione giovanile reale in Italia non fosse al 43%; se gli studenti degli ultimi anni delle superiori sapessero di trovare impiego a conclusione degli studi; se coloro di essi che decidono di andare all’università invece di parcheggiarvisi in attesa di tempi migliori, sapessero di trovare una collocazione lavorativa, avremmo un così forte dissenso sociale?

    Forse si sta pensando che per contenerne l’onda montante, potremmo, prossimamente, magari nel 2017, prendere spunto da Carpenter e recintare il centro di Milano lasciandolo in affidamento agli emarginati dal lavoro?

     

    Mirco Cattani

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