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Mercoledì, 31 Luglio 2013

LUI è tornato

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Titolo: LUI è tornato (titolo originale: ER ist wieder da)

Autore: Timur Vermes

Editore: Bompiani

“Lui è tornato” è una divertente parodia dall’umorismo pungente, un originale esercizio di fantasia che trasforma il peggior incubo del secolo scorso e il più grande tabù del popolo tedesco, in un personaggio dai tratti ridicoli. E lo fa, quasi incredibilmente, senza storpiare il vero modo di pensare di Hitler, ma semplicemente inserendolo in un contesto temporale e sociale completamente diverso, in un mondo cinico e distratto.

Non c’è nessuna traccia di apologia del nazismo e, anzi, proprio attraverso l’umorismo – e ad alcuni episodi che assumono sfumature molto toccanti – si è in grado di compiere delle riflessioni sulla pagina più nera del Novecento da un punto di vista inedito.

Il percorso dell’Hitler di Vermes è terribilmente plausibile. Occorre essere vigili, perché le società democratiche sono assai più vulnerabili di quel che si crede. Vermes questo ce lo mostra chiaramente, spietatamente: sessant’anni di pace, non bastano per far penetrare a fondo una vera cultura democratica. Più gli anni passano, più ci dimentichiamo come sia potuto accadere quel che è successo e come le tecniche di manipolazione delle masse si affinino sempre più, in forme che, spesso, non siamo neppure in grado di riconoscere.

Con questo libro s’impara di più su Hitler, il nazismo e la democrazia che in tanti libri di storia. Soprattutto Vermes decostruisce il mito, che è il primo passo per non farsi affascinare dal demagogo. Hitler è un populista, le sue capacità iniziano e finiscono nel saper “tenere in mano” la folla. Eppure basta. Perché siamo sin troppo sensibili al fascino della moltitudine, all’idea che esista qualcuno in grado di dirci, senza ombra di dubbio, cos’è giusto e cosa è sbagliato. Perché "la vera follia", ricorda Vermes nelle parole di Peter Ustinov, "è l’assenza di dubbi" e tutti noi, come Hitler, siamo costantemente senza dubbi… è quindi una follia molto contemporanea. Cinzia Albertini

Sintesi:

Ricordate Le memorie di Schmeed di Woody Allen?: “Nella primavera del 1940, una grossa Mercedes venne a fermarsi davanti al mio negozio di barbiere al 127 di Königsstrasse ed entrò Hitler. ‘Voglio una spuntatina leggera’ disse ‘e non tagliatemi molto sopra.’ ’’ Schmeed, il barbiere del Reich, depositario dei segreti del Führer. Ecco: il romanzo di Timur Vermes sembra rimandare alla comicità di Allen. È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c’è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich (dal testo: “davvero sconvolgente era la situazione politica della Germania di oggi: al vertice del Paese c’era una donna tozza, che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente…”).

66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano. Il mondo che Hitler incontra 66 anni dopo, infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al “nuovo” demagogo. Al massimo riesce ad apporre il compulsivo “mi piace” “non mi piace” dei social network.

Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d’esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, ed è divenuto in breve tempo, grazie al passaparola, un fenomeno editoriale con pochi precedenti.

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