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I dementi

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Malle Babbe, la strega di HaarlemMalle Babbe, la strega di Haarlem

Mentre la stampa e la TV proseguono imperterrite a raccontare incredibili fandonie sui fatti di Parigi, la politica internazionale persegue fini totalmente opposti  a quelli continuamente annunciati dagli innumerevoli notiziari radiofonici e televisivi.

Apparentemente beneficiamo di un surplus d’informazione, arricchita dai vari media web, emanati dalle stesse fonti d’agenzia. Nella realtà anche l’uomo della strada, occupato nelle proprie faccende quotidiane, preoccupato per il proprio futuro e quello dei propri figli, percepisce da questa moltitudine d’informazioni un’ assenza di coerenza, di logica, di benché minima ragione consequenziale dei fatti che vengono descritti.

Dalle prime pagine dei settimanali più autorevoli, che impietosivano i lettori per la migrazione massiva di genti dalla Siria, proponendo la foto, rivelatasi un clamoroso falso, del bimbo annegato e raccolto sulle coste turche, siamo passati in poche settimane alla foto della giovane morta a Parigi per effetto dell’azione criminale attuata da presunti appartenenti all’ISIS.

Il nemico di cui temere al momento è il fondamentalismo islamico, mentre l’amico dell’occidente è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da una dozzina d’anni alla  guida del suo Paese. Erdogan, sarebbe un uomo laico e progressista, uno statista illuminato, che sta facendo rinascere la grandezza della Turchia e che si appresterebbe a trovare una soluzione all’annoso problema curdo, mediante la nascita di un nuovo stato a spese del territorio siriano ed iracheno.

Nonostante il battage mediatico attivato in particolare dopo la vicenda di Parigi, Imbarazzante è stata nelle ultime settimane, la condizione in cui si sono trovati i governi di USA, Francia ed Inghilterra, variamente impegnati sul fronte della guerra all’ISIS sul suolo siriano. Dopo il determinato intervento militare russo, che ha permesso all’esercito siriano di riconquistare città occupate dai terroristi dell’ISIS, l’azione militare dei tre Paesi è apparsa in tutta la sua incredibile inefficacia.

E’ infatti chiaro a tutti come la guerra all’ISIS non sia mai stata fatta, anzi, per quanto scoperto da un gruppo di intraprendenti giornalisti turchi, peraltro immediatamente arrestati per divulgazione di notizie riservate, l’ISIS goda di abbondanti e qualificate coperture politiche e militari, che agevolano anche parte della sua provvista economica, mediante la vendita del petrolio rubato nei territori occupati grazie alla complicità delle nazioni che le si dichiarano avverse.

In questi stesse settimane, ci è pervenuta l’accorata testimonianza della preoccupazione di un amico turco, da decenni in Italia, che lo scorso mese di novembre si è recato nel suo Paese per votare.  

Erdogan non è affatto gradito alla maggioranza del suo popolo, ma dopo il sanguinoso attentato di Ankara, la cui paternità gli è attribuita, l’opposizione ha moderato la sua azione:

opporsi al suo disegno di divenire il novello sultano ottomano, significa imbracciare le armi e in questo momento a tanto non si pensava potesse far giungere.

Gli USA lo sostengono a spada tratta dentro e fuori il Paese, mentre stanno allestendo a ritmo frenetico campi militari con attrezzature. La voce corrente è che insieme, l’esercito turco ed uno al soldo USA, muoveranno guerra alla Russia.

Questa è ritenuta una disgrazia per la Turchia. Dopo l’abbattimento del caccia russo che lo stesso Huffington post ha paragonato al pretesto dell’attentato di Sarajevo per lo scoppio della prima guerra mondiale, la prossima mossa di Erdogan potrebbe essere il blocco dello stretto dei Dardanelli.

Se ciò avvenisse la Russia, che dopo l’abbattimento immotivato del suo caccia da parte dell’aviazione turca, ha installato un sistema di protezione del volo in Siria, che di fatto impedisce ai caccia inglesi e francesi di sorvolarla senza la sua preventiva autorizzazione, si troverebbe impossibilitata a proseguire l’azione di contrapposizione all’ISIS in Siria.

Certo potrebbe intervenire l’ONU, costringendo il governo turco a riaprire il passaggio, ma ciò appare assolutamente improbabile, stante le reazioni e le opinioni esternate dai massimi vertici politici americani e inglesi, dopo la vicenda del jet russo.

La strada sarebbe quindi aperta ad un ineluttabile confronto militare, nel quale, nonostante l’ipocrisia USA e NATO, i contendenti sarebbero Russia e USA con gli scherani NATO in prima fila.

E’ uno scenario che solo pochi anni fa sembrava irrealizzabile. Il peso della  minaccia nucleare, per quanto modernizzata nella sua efficacia, valeva da solo a contenere velleità, protagonismi e prepotenze latenti, ma oggi la valutazione dello sviluppo dell’economia russa, la sostanziale differenza nella visione etica del mondo e delle priorità per la vita dell’uomo, impongono al grande capitale di attaccare, tentando di placcare la ricrescita di un modello di vita funzionale alla vita delle persone.

Europa e Russia unite, nell’Eurasia, costituirebbero un assieme di grande valore morale ed economico, alternativo al modello capitalistico anglosassone, lentamente colonizzato dalla determinata logica della finanza ebraica. Modello per il quale solo la finanza e il denaro gestiti da poche abili mani, possono assurgere a gestori del mondo, mentre all’umanità resta il ruolo di mandria da carne e latte.

In questo senso molto si è fatto e si sta facendo, sgomberato il campo da ideologie e principi etici derivanti dall’approfondimento filosofico di secoli, per indurre i popoli ad assumere comportamenti e prassi di vita totalmente estranei al loro effettivo benessere ed alla natura del genere umano.

Putin e il popolo russo rappresentano un ostacolo, alla realizzazione di questa visione, perché mediante le risorse materiali di cui è detentore, quel Paese, potrebbe indurre gli stati satelliti della NATO, a svincolarsi dall’abbraccio mortale in cui sono stati progressivamente avvinti dopo la seconda guerra mondiale.

In questa situazione non è la forza economica a fare la differenza. Per tutte si veda la condizione precaria della gigantesca Germania, forte con i deboli (Grecia), debolissima con i forti (USA), alla quale sono state sufficienti alcuni “segnali”, per comprendere come scelte diverse da quelle imposte dal capitale che la pervade, le  sarebbero fatali (disastro German winghs, vicenda Volkswagen).

La storia , che si ripete, ci dice come ci stiamo avvicinando a grandi passi, insipientemente, verso una guerra nella quale si vorrebbe che l’opinione pubblica delle vacche (i Paesi NATO) , non solo fosse imperturbabile agli eventi, proseguendo a lavorare e consumare merci per l’arricchimento dei soliti noti, ma anche connivente e consenziente con le decisioni di un gruppo ristretto di cialtroni prepotenti e soprattutto dementi.

Dementi, perché ogni variabile inserita in natura ed il contesto sociale nelle sue dinamiche è parte della natura, può procurare effetti imponderabili.

Stefano Radi         

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