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L’autocrate

Postato da   Stefano Radi
L’autocrate

Tre governi si sono avvicendati negli ultimi anni, da quando quella parvenza di democrazia lasciata dal “Porcellum” nome degno per una legge elettorale indegna, ci hanno subissati di imposizioni legislative di vario genere. Tutte accomunate dallo stesso denominatore comune:

essere totalmente disfunzionali all’interesse reale dei cittadini e conseguentemente della Nazione.

Monti, Letta, Renzi:

ecco i tre “salvatori della Patria”, secondo la vulgata della grande stampa.

Del secondo va detto, con il senno di poi, che ebbe il merito di non dare corso attuativo a tutto, quanto il suo predecessore aveva fatto approvare da un governo accolto a suon di musica, da quei “giorotondini” che oggi sappiamo essere stati i fiancheggiatori pubblici della destabilizzazione terminale del Paese.

L’ultimo, il giovane riformatore toscano, sorretto da una stampa e soprattutto da una televisione, coralmente compiacenti, ha dato corso a suon di decreti legge, a quanto l’esecutivo dell’esimio professor Monti aveva progettato e deliberato, attuando visioni normative imposte da quella UE rivelatasi perfida matrigna. 

Sgomberato il campo da ogni effettiva opposizione, dissoltasi come neve al sole all’indomani dell’insediamento del nuovo governo, prodotto dall’ultimo dei comunisti, “il riformatore”, a cui va il merito di svolgere una funzione senza l’evidente benché minima cognizione teorica e pratica attinente al ruolo, assunti i toni del despota, ha imposto il pagamento del canone TV nella bolletta dell’energia elettrica.

Provvedimento che, oltre ad essere manifestamente impositivo, perché privo del nesso oggettivo tra il servizio elettrico e quello televisivo, risulta ingiurioso nei confronti di quanti, moltissimi, da anni, hanno smesso di fruire del servizio reso dalla RAI.

Certo, il canone va corrisposto anche se il cassone, o il mega video, acquistato sempre a caro prezzo, non è utilizzato. Dato che ciò ampiamente non avviene, la zelante consulenza governativa, peraltro ingaggiata con il denaro del contribuente, ha suggerito al grande statista un modo spiccio per incassare il dovuto, in sintonia con l’atteggiamento da autocrate del personaggio.  

Il pensiero di siffatto stuolo di qualificati suggeritori non è stato minimamente sfiorato dall’idea che, probabilmente, un’emittente oggettiva nell’informazione, pluralista e capace di esprimere contenuti autentici, intrattenendo serenamente e proficuamente i telespettatori, otterrebbe maggiore rispetto e quindi zelo contributivo. 

Qualità degli spettacoli scadente, ancorché didascalica, notiziari deformanti la verità dei fatti e sistematica censura delle notizie difformi alla vulgata imposta; talk show di approfondimento politico, funzionali all’amplificazione della notorietà e dell’immagine pubblica dei convenuti; eventi sportivi spesso monotoni e inflazionati dagli scandali e dall’intromissione indebita della politica. Siffatto è il servizio assolto.

Per chiunque abbia sufficiente dimestichezza con l’odierno umano interagire è semplice comprendere quanto distante sia, in ogni campo la narrazione televisiva dalla realtà dei fatti. Così il televisore, già da anni inutilizzato e polveroso per la sovrabbondante pubblicità e la mediocrità dei programmi, diviene generatore di stizza. Una stizza che spesso monta a rabbia sovrabbondante, da evitare, almeno tra le mura domestiche, per la salvaguardia delle coronarie.

Dopo mesi di “forse si e forse no”, caratteristica abituale dell’attuale fase politica, il canone in bolletta è stato paradossalmente eretto ad obbligo ineluttabile, pervenendo agli italiani nella bolletta dell’energia di luglio, ovvero ad agosto mese di mare, monti e vacanze, adottando conseguenti modalità d’incasso propedeutiche per le ansimanti casse di quel carrozzone politico che è la RAI, gravata da tre emittenti fotocopia, zeppe di giornalisti inutili lautamente retribuiti.

In attesa che i corsi ed i ricorsi, le sentenze e le interpellanze facciano il loro corso resta l’amarezza nel comprendere, una volta in più, qualora ve ne fosse bisogno, quanto questo esecutivo, asseritamente riformatore, sia distante non solo nei modi, ma vieppiù negli intenti dall’azione di governo attesa dai cittadini.

Nel frangente, pur senza malizia, risulta difficile non collegare gli ottanta euro tanto propagandati come iniziativa perequativa voluta a suo tempo dall’intraprendente premier, all’attuale imposizione d’incasso per l’egual valore prevista dalla bolletta in argomento.   

Ebbene, aspettando il nuovo pronunciamento governativo:

“forse si, forse no”, relativo al referendum sulla riforma del Senato, in attesa che prima o poi il rottamatore sia finalmente rottamato, rottamiamo finalmente il televisore.

Stefano Radi  

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