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Monsanto-Bayer: un matrimonio da brividi

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Monsanto-Bayer: un matrimonio da brividi

In un club già ristretto, un impero farmaceutico ora ha più potere, decisivo sul futuro della nostra alimentazione e della nostra salute. Ecco chi perderà e come.

di Nina Lepori.

 AMBURGO (Germania) - Con la fusione fra Monsanto e Bayer nasce dunque il più grande fornitore al mondo di prodotti per l'agricoltura (sementi e pesticidi), con l'acquisizione del 30% del mercato mondiale delle sementi.

Sono 6 le aziende che si dividono il 60% del mercato mondiale dei semi.
 
All'interno di circolo già estremamente ristretto ai vertici del pianeta, un impero farmaceutico acquisisce ancora più potere, decisivo sul futuro della nostra alimentazione e - in definitiva - sul futuro della nostra salute.
 
Chi vince: gli azionisti della Monsanto, i top manager e i loro assistenti nelle banche e negli studi legali: raccolgono, oltre al resto, 66 miliardi di euro, un sacco di soldi, che consumatori, agricoltori e dipendenti dovranno aiutare a recuperare.
 
Chi perde: tutti gli altri:
 
- Gli agricoltori, che si ritroveranno ad avere meno scelta di fronte a prezzi più elevati.
- I consumatori europei che sono contrari all'ingegneria genetica in agricoltura. Il gigante tedesco avrà tutto l'interesse a fare pressione per l'estensione di colture geneticamente modificate (con l'argomento che è in gioco il futuro di migliaia di posti di lavoro).
- Il nostro patrimonio di varietà di piante agricole, necessario per adattare l'agricoltura ai cambiamenti climatici, e per garantire cibo al mondo.
- Gli stessi dipendenti della Bayer: come in qualsiasi grande fusione, andranno incontro a una "razionalizzazione" delle posizioni ricoperte fino a quel momento, a incertezze per le differenti culture aziendali, così come a cambiamenti gestionali che chiederanno loro adattamento e "sacrifici".
- Noi tutti: un adattamento alle normative statunitensi degli standard di qualità e sicurezza a cui fino ad oggi l'Unione Europea si è ispirata non farà altro che «indebolire i processi decisionali democratici a vantaggio delle multinazionali» (come scrive Der Spiegel).
Auguri.

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