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Domenica, 04 Dicembre 2016

Orban: “La UE dilapida risorse per i falsi rifugiati e abbandona i giovani europei

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Orban: “La UE dilapida risorse per i falsi rifugiati e abbandona i giovani europei

Il primo ministro ungherese si schiera contro le ultime dichiarazioni di Mario Draghi ed afferma che l’Unione Europea sta dilapidando le sue risorse “senza aiutare i giovani europei e senza incentivare le politiche di natalità”.
Già da tempo Viktor Orbán ha deciso di diventare un politico diverso rispetto agli altri leader europei e si è trasformato nel “bastian contrario” delle politiche dettate dalla UE e per questo viene criticato aspramente da tutti gli altri leader politici europei, come la Angela Merkel, come Francois Hollande e come Matteo Renzi.

Il primo ministro ungherese ha scommesso già da due anni su una politica nazionale che si discosti nettamemte dalle direttive economiche, d’impronta neoliberista, dettate dalla UE e dai potentati finanziari.Piuttosto che preoccuparsi della “stabilità dei mercati” Orban si è preoccupato dei problemi reali dei cittadini e delle necessità delle famiglie.

Con l’inizio della crisi dei rifugiati e con l’ondata migratoria in corso, Orban è divenuto il nemico n.1 del “consenso europeo” per essersi opposto alla politica decisa unilateralmente dalla Merkel di apertura indiscriminata delle frontiere e dell’ingresso in Europa di masse di migranti senza controlli, a seguito delle controverse decisioni prese dalla cancelliera tedesca.

Nei mesi successivi alle decisioni della Merkel si sono verificati gli attacchi terroristici di Parigi e di Bruxelles e in Germania- organizzati ed attuati in molti casi proprio dai terroristi che hanno utilizzato la rotta dei Balcani per infiltrarsi in Europa. Oltre a questi ci sono state le migliaia di aggressioni sessuali avvenute contro le donne a Colonia ed in altre città tedesche ed europee, fatti che hanno confermato le previsioni fatte da Orban e pochi altri : che l’ondata migratoria avrebbe avuto l’effetto di destabilizzazione sociale e ed avrebbe creato maggiore insicurezza in Europa.

Non era stato ascoltato l’ungherese  ma piuttosto ricoperto di insulti come “razzista, nazionalista retrogrado, autoritario”, eccc.. Nessuno si è soffermato a considerare la Storia dell’Ungheria, un piccolo paese in Europa che è sempre stato geloso della propria identità e ed autonomia nazionale.

Di fronte alle proteste ed alle reazioni di una buona parte di opinione pubblica, le autorità di Bruxelles hanno deciso di fare parzialmente marcia indietro nelle loro politiche ed hanno articolato un piano di ricollocamento dei rifugiati per quote – in modo da obbligare ogni paese ad accoglierne un certo numero determinato di questi migranti e profughi. Decisione questa fortemente avversata non solo da Orban ma anche da altri paesi, fra i quali la Repubblica Ceca, quella Slovacca e la Polonia. Orban non è rimasto isolato ma ha trovato forti alleati in altri paesi dell’Est Europa (ai quali presto potrebbe aggiungersi l’Austria).

L’iniziale pretesto umanitario, per l’apertura delle porte all’ondata migratoria, ha poi lasciato il passo alla necessità economica. Le grandi imprese multinazionali di sono schierate a favore dell’accoglienza del maggior umero di migranti possibile, sondando anche la possibilità di abolire il salario minimo. La stessa ONU, dopo le dichiarazioni del sempre opportuno George Soros, ha annunciato il suo piano per accogliere alcune decine di milioni di migranti nei paesi europei per combattere quello che hanno chiamato “l’inverno demografico” che sarebbe provocato dall’invecchiamento della popolazione europea e le scarse nascite dovute all’assenza di politiche a favore delle famiglie.

Si è unito a queste affermazioni il banchiere europeo Draghi, il quale, lo scorso Mercoledì ha ribadito questo concetto circa la necessità di far entrare possibili nuove forze di lavoro nel vecchio continente e lasciava intendere per il futuro la possibilità di ridurre o abolire il salario minimo. Le stesse teorie avallate dalle grandi banche transnazionali, dal FMI, dalla Goldman Sachs e dalla JP Morgan. Anche i grossi imprenditori tedeschi hanno dichiarato che l’immigrazione sarebbe un pilastro su cui poggiare un prossimo miracolo economico tedesco”, come loro hanno assicurato. Tutti i grandi organismi economici si sono di fatto posizionati a favore di quella che viene definita la più grande ondata migratoria dallla fine della Seconda Guerra Mondiale e che altri analisti hanno individuato come il “piano di sostituzione delle popolazioni europee”.

Pochi mesi dopo l’ingresso della marea di migranti in Germania ed in altri paesi europei, la realtà si è incaricata di smentire le teorie dei mondialisti. Secondo una inchiesta datta dalla Reuters, soltanto uno ogni 10.000 rifugiati stava lavorando attualmente nel paese. Nelle 30 imprese del DAX, che, come si ricorda avevano giutificato l’entrata massiccia di migranti nel paese, soltanto 63 rifugiati si trovavano inseriti nel sistema di sicurezza sociale.

Bisogna smettere di sperperare le risorse

Davanti alla deriva che sta prendendo lo spazio comunitario, l’ungherese Orban ha denunciato le “ingenti quantità di denaro ” che la UE destina ad assistere i rifugiati che in realtà non sono tali”, uno sperpero di risorse comuni che vengono sottratte alle reali necessità dei cittadini europei.
“Bruxelles abbandona i giovani europei e non incentiva le politiche di natalità perchè le famiglie possano crearsi e fare figli”, ha sentenziato Orban, il quale poche settimane fa ha approvato una serie di provvedimenti a favore dell’aumento del salario minimo e di incentivi per le famiglie.

Inoltre Orban ha platealmente accusato l’Unione Europea di agire come la vecchia URSS imponendo a forza i suoi piani sugli  altri paesi europei.

Sarà il prossimo futuro a determinare chi aveva visto giusto sulle politiche migratorie ma bisogna segnalare che in molti paesi europei sta crescendo una forte reazione popolare attraverso il sorgere di movimenti identitari e nazionalisti che iniziano a respingere in blocco le politiche della UE e che contestano la stessa struttura oligarchica della Commissione Europea che appare sempre più distante dai popoli e dalle loro reali aspirazioni.

Luciano Lago

Fonti: Daily News Hungary

Express.co.uk

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