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I globalisti si trincerano a difesa ed acclamano il “cinese” Xi Jinping, come nuovo leader

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I globalisti si trincerano a difesa ed acclamano il “cinese” Xi Jinping, come nuovo leader

di  Luciano Lago

Le ultime 48 ore hanno segnato profondi cambiamenti nell’assetto internazionale e si sono svolti una serie di eventi a Washington, a Davos ed a Coblenza che non mancheranno di esercitare la loro influenza nei prossimi anni.

I globalisti accusano il colpo e tentano di creare un argine
Nonostante le apparenze e le chiassose dimostrazioni organizzate a Washington dai globalisti e finanziate da George Soros, il discorso di insediamento fatto da Donald Truman lo scorso Venerdì ha determinato uno shock nello schieramento globalista e nella sinistra mondialista europea.


Le affermazioni fatte da Trump di ritorno agli interessi nazionali e di ripudio del globalismo sono state molto nette tanto che il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, in una intervista rilasciata al Bild ha dichiarato che “con l’elezione di Donald Trump è terminato il vecchio mondo creato nel XX secolo”. In particolare, secondo l’esponente tedesco, il mondo si avvia verso una epoca di turbolenza che potrà fermare i processi globali, “sarà l’epoca del nuovo caos globale dove tutto si metterà in gioco“.

Evidente che i plenipotenziari europei, gli stessi che non avevano avvertito il caos globale creato dall’amministrazione Obama e le ondate di migrazioni bibliche derivatene in conseguenza, adesso si sentono più preoccupati dagli sconvolgimenti che potrà provocare la nuova politica di Washington sotto l’Amministrazione Trump.

Nel frattempo, mentre a Washington Trump assumeva l’incarico e si svolgevano le chiassose manifestazioni di donne e gente di ogni tipo, a Davos si svolgeva il vertice annuale della elite globalista che però non era più oggetto di grande attenzione dai media , come avveniva di solito negli anni precedenti. L’atmosfera era cupa, molti dei partecipanti sono stati colti di sorpresa dagli avvenimenti in corso e lo stesso Financial Times riconosceva che “le tematiche favorite di Davos, come la globalizzazione e la stabilità internazionale, mai come adesso avevano minore interesse da parte del publico”.

La vera questione sarà come gli esponenti della elite economica e finanziaria che partecipano al vertice reagiranno di fronte all’ondata di cambiamenti che si sta verificando.
Il futuro dell’Unione Europea è decisamente incerto dopo il Brexit della Gran Bretagna e la nuova impostazione politica di Trump si dimostra poco favorevole al mantenimento degli accordi commerciali e politici che Bruxelles aveva in precedenza. L’esempio della Gran Bretagna potrebbe fare scuola presto per altri paesi.

A Coblenza si sono riuniti i leaders dei partiti e movimenti nazionalisti ed anti euro, dall’olandese Geert Wilders, diventato popolarissimo tra i suoi connazionali per le sue politiche sull’immigrazione, alla Marine Le Pen, che cresce nei consensi tanto da essere la favorita nelle prossime elezioni in Francia. Alla riunione faceva gli onori di casa la Frauke Petry, leader di Alternativa per la Germania, in forte crescita di consensi in Germania.

Come ospiti d’ecezione vi erano la Marine Le Pen; il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini; i presidenti dei Partiti della Libertà di Olanda ed Austria, il già citato Geert Wilders e Harald Vilimsky. Mancava solo Beppe Grillo il quale sull’Europa , sull’euro e immigrazione continua a mantenere un atteggiamento ambiguo. La tedesca Frauke Petry, con l’occasione ha accusato le istituzioni europee di operare “un lavaggio del cervello nei confronti dei cittadini, un tipo di manipolazione più furba rispetto a quella  dei regimi comunisti. Questa manipolazione – ha aggiunto la leader dell’estrema destra tedesca – minaccia la libertà e le conquiste culturali del continente”.

La Marine le Pen a Coblenza ha approfittato del vertice per dichiarare che “il patriottismo non è la linea politica del passato ma quella del futuro” ed ha aggiunto di voler esplicitamente salutare il 2017 come l’anno della «fine dell’Europa».

Saranno in pochi a rimpiangere questa europa tecnocratica e dei banchieri che ha imposto assurde politiche neoliberiste di austerità, che ha impoverito i lavoratori e le famiglie mentre ha decisamente fatto aumentare i profitti dei potentati finanziari transnazionali.. Tanto meno si rimpiangerà l’uscita del gruppo di tecnocrati europei i quali si sono inchinati ed hanno assecondato tutte le peggiori politiche decise da Washington dell’Amministrazione Obama, dalle sanzioni alla Russia alla destabilizzazione dei paesi come Libia e Siria ed al favoreggiamento esplicito dei gruppi terroristi jihadisti che adesso Trump dichiara di voler combattere prioritariamente. Si vedrà se alle parole seguiranno i fatti.

Da notare che la difesa della sovranità ed il ripudio delle politiche di Bruxelles sta guadagnando terreno presso tutti i popoli d’Europa, tanto che lo stesso Junker, uno degli oligarchi della UE, ha consigliato sommessamente di evitare i referendum per l’uscita dalla UE perchè il risultato sarebbe sempre “funesto” per la UE. La distanza fra l’oligarchia tecnocratica di Bruxelles ed i popoli europei si è enormemente accresciuta, ed i tecnocrati della UE sembrano vivere ormai fuori della realtà mentre maneggiano i loro algoritmi di bilancio e discutono di manovre dello 0,05/o 0,06%.

I principali esponenti delle gandi corporations (multinazionali), grandi banche, politici, giornalisti e pseudo intellettuali, consultati a Davos per esprimere un loro parere sulle nuove prospettive mondiali, hanno manifestato profonda preoccupazione davanti alla possibile deriva del mondo occidentale che si riteneva agganciato definitivamente al processo di globalizzazione. Si sapeva anche a Davos quale era la posta in gioco: la scommessa di creare un mondo globalizzato, un grande mercato unico multiuculturale e omologato, dominato dalle grandi corporations e dalle entità finanziare transnazionali.

D’altra parte non era mai stato nascosto quale era l’obiettivo finale e per ottenere questo andavano bene i processi di destabilizzazione di paesi del Medio Oriente/Africa e Asia, le grandi migrazioni verso l’Europa con sostituzioni di popoli, l’imposizione di una nuova cultura mondialista sdradicata dalle credenze ed identità nazionali.

Qualche cosa tuttavia non ha funzionato ed a Washington è salito alla Casa Bianca un presidente che parla di un cambiamento radicale alla politica USA in senso nazionalista e protezionista, uno che per la prima volta chiama a proteggere i posti di lavoro ed i diritti dei lavoratori salariati, quelli si cui le sinistra globaliste non si curano più, mentre in Europa si risvegliano i partiti nazionalisti che lanciano un appello a riconquistare la sovranità in sintonia con quanto proclama la Russia di Putin , l’Ungheria di Viktor Orban e la Polonia di Andrzej Duda.

Leader cinese a Davos

Il paradosso sta nel fatto che, per la prima volta, i leaders globalisti ammettono che il loro nuovo modello è rappresentato dalla Cina di Xi Jinping, battezzato “l’antiTrump” dalla stampa occidentale ed acclamato a Davos con il suo sermone in difesa delle conquiste della globalizzazione che hanno consentito alla Cina di diventare una superpotenza industriale ed economica; nessuno spazio per parlare di come, con quali costi sociali, la Cina sia arrivata a conquistarsi la sua posizione. Si capisce che per i “globalizzatori” riuscire a livellare i salari occidentali al livello “cinese” significa moltiplicare i profitti e le possibilità di business.

Nessuno fa più le pulci alla Cina in quanto ai “diritti umani” o al tipo di regime del partito unico, il Business in Occidente viene al di sopra di tutto e risulta molto più comodo indicare lo zar Vlady Putin come tiranno, visto che con lui non c’è possibilità di intesa ed anzi la Russia si erge a difesa delle tradizioni e delle sovranità degli stati nazionali, dimostrandosi pronta ad intervenire dove questa sia minacciata dal nuovo ordine americano e globalista.

A Davos è comparso per l’ultima volta anche il vice di Obama, Joe Biden, il quale non ha resistito a sparare un’altra delle sue bordate: “difendere a tutti i costi l’ordine internazionale neoliberale da quelle forze che pretendono di disintegrare l’Europa e per questo dobbiamo mantenere il nostro appoggio ad una Europa unita, libera e pacifica”.

Mentre Joe Biden diceva la sua sull’Europa pacifica, nello stesso momento stavano sbarcando in Polonia migliaia di mezzi corazzati, artiglierie, missili e truppe USA per accerchiare i confini della Russia e difendere l’Europa dalla “minaccia russa”. L’ultimo regalo all’Europa “libera e pacifica” fatto dall’Amministrazione Obama.

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