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Intervista all’avv. Rodolfo Borga, candidato consigliere provinciale nella lista Civica Trentina.

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Nato a Trento nel 1962,  l’avv. Rodolfo Borga risiede a Mezzolombardo. Coniugato e padre di due figlie si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna .

Avvocato libero professionista, ha iniziato la sua vita politica nel 1995, quale Consigliere nel Comune di Mezzolombardo, del quale fu successivamente sindaco sino al 2008, quando venne eletto Consigliere Provinciale nella lista del Partito delle Libertà.

 

Avv. Borga, la Vostra compagine politica è entrata in Consiglio Provinciale nel 2008, a crisi economica avviata ed oggi essa si ripresenta a congiuntura ancora in corso, con gli effetti che si avvertono in modo sensibile:

che cosa vi proponete di fare per le persone e le aziende, che attendono risposte da questo nuovo Consiglio?

Innanzitutto bisogna fare il punto della situazione, considerando che una parte delle difficoltà economiche presenti, non è ascrivibile a coloro che hanno governato sinora, mentre un’altra certamente si.

Cito un aspetto di carattere generale:

la  crisi economica ha prodotto in Trentino una disoccupazione giovanile dell’ordine del 25%.

Il candidato presidente Ugo Rossi, nei mesi scorsi, invitava a votare per il centro sinistra, perché a Roma vi erano i suoi stessi “compagni di cordata “, che avrebbero avuto un occhio di riguardo verso il Trentino nelle decisioni assunte dal governo centrale.

Però, proprio qualche giorno fa, il Ministro Saccomanni ha dichiarato che i 180/200 milioni di euro della riserva erariale pregressa, rimarranno nelle casse dello Stato. Oltre a ciò, nella Legge di stabilità è prevista un riduzione dell’anzidetta riserva dell’Erario per i prossimi cinque anni, che si quantifica, per le nostre casse provinciali, in una contrazione di ulteriori 700 milioni di gettito. Ritengo che il centro sinistra, non meriti l’attenzione suffragata dall’assessore Rossi.

Questa situazione s’inserisce in un quadro finanziario sempre più pesante per le casse della nostra provincia, considerando che dal 2017 sarà corrisposta dallo Stato l’ultima rata della quota variabile, ammontante a 450 milioni di euro per anno.

A ciò si aggiunga che l’on. Lorenzo Dellai ci ha lasciato un’eredità di 2 miliardi di debito.

Tutto questo produrrà delle ripercussioni sul bilancio Provinciale dei prossimi 5 anni, caratterizzato, tra l’altro, da un’assoluta rigidità di manovra, in quanto molte risorse sono già state impegnate dalla Giunta attuale.

Alcune scelte sono state fatte in tempi nei quali non si supponeva un impatto congiunturale così pesante, mentre altre sono state attivate nello scorso mese di marzo, quando, per esempio, la Giunta Provinciale ha acquistato per il valore di circa 35 milioni di euro, il Centro Congressi edificato nell’area prossima al Palazzo delle Albere.

Centro Congressi che, sicuramente, non serve a nessuno, tantoché ora, si è pensato di utilizzarlo quale sede della nuova biblioteca universitaria. A ciò si aggiunga, sempre per esempio, l’assurda operazione immobiliare relativa alla permuta dell’area ex Italcementi, esclusivamente finalizzata  a favorire un sodale. Quest’intervento economico, costerà ai contribuenti trentini circa un centinaio di milioni di euro, connessi agli oneri derivanti dallo spostamento di scuole ed altre infrastrutture.

C’è un’ulteriore considerazione complessiva sull’argomento:

si tratta di decisioni aberranti e scandalose perché assunte non dieci anni or sono, ma nel corso di questi ultimi mesi, in piena crisi economica, consapevoli della contrazione di gettito proveniente da Roma e con un bilancio caratterizzato da una perdita di 2 miliardi di euro.

Ora, cos’è possibile fare in questa situazione?

Per primo in ossequio all’onestà intellettuale, non si possono fare promesse elettorali,  nella consapevolezza che non si potrà essere nelle condizioni di mantenerle, dato lo stato dei conti pubblici.

Quindi, la nostra lista civica, ha individuato tre ipotesi di soluzione.

La prima, prevede l’eliminazione di milioni di euro di spesa pubblica, economicamente dannosa, più di quanto sia produttiva, attivata solo per finalità clientelari. Si pensi all’Ufficio Stampa Provinciale che per meglio dire è un “ufficio di propaganda”.Un siffatto Ufficio Stampa non lo si trova nemmeno presso le  regioni Lombardia o Lazio. Allo stesso modo, non possiamo più permetterci che un singolo assessore, spenda milioni di euro per finanziare iniziative singolari e strampalate, che vengono assunte per progetti di internazionalizzazione, ovviamente effettuati all’estero, che possono sfuggire ad ogni controllo del Consiglio Provinciale.

Mi riferisco in particolare all’attività svolta dall’Assessore alla solidarietà internazionale, Lia Giovanazzi Beltrami, che su questa discrezionalità ha fondato la sua carriera politica.

Quello che noi proponiamo è che neppure un euro possa essere speso senza il preventivo avvallo del Consiglio Provinciale. Vorremmo quindi, anche modificando la legge attuale, istituire un organismo al cui interno siano presenti le rappresentanze delle Associazioni  Trentine, che si dedicano alla  solidarietà internazionale, riservando al Consiglio Provinciale la determinazione dell’ammontare degli stanziamenti ed i criteri sulla base dei quali dovranno essere ripartite queste, ormai scarse, risorse.

Non possiamo più permetterci di finanziare ricerche sull’origine dell’universo o centri di ricerca in Tanzania, che non siano sottoposti ad un effettivo controllo dei rispettivi loro sviluppi.

La seconda ipotesi d’intervento, riguarda la dismissione di tutte le operazioni immobiliari, così come sono state gestite in questi ultimi anni (Italcementi, Area ex Michelin, Wirphool e molte altre), oltre al riassetto  della Pubblica Amministrazione Provinciale.

Attualmente, i dipendenti che gravitano nella galassia Provinciale sono circa 45.000. Questo non significa necessità di licenziare, come sta affermando il centro sinistra, ma razionalizzare i servizi, eliminando gli ambiti inutili, prime fra tutti le Comunità di Valle, che rappresentano uno dei massimi sprechi gestionali della nostra provincia. I dipendenti non saranno certo mandati a casa, ma saranno impiegati per svolgere servizi all’interno dei vari Comuni, che costituiscono il fondamento storico della nostra autonomia.

Quello che desideriamo introdurre in modo concreto all’interno della P.A. è la meritocrazia e della responsabilità. Ritengo giusto riconoscere, anche tangibilmente, l’impegno dei molti dipendenti pubblici, che lavorano con professionalità ed impegno e, per questa dedizione ed efficienza vengono sobbarcati di maggior lavoro, anche se, alla fine del mese, constatano amaramente che non vi è alcuna differenza tra quanto loro corrisposto e quanto incassato dai colleghi, che mirano esclusivamente al 27 del mese.  Introducendo il principio del merito, all’interno della pubblica amministrazione trentina, otterremo come conseguenza, che anche i Dirigenti dovranno rispondere del loro operato, incentivando l’efficienza della P.A. , ponendola finalmente nella condizione d’essere non più d’ostacolo  verso i cittadini e le imprese, ma autentico elemento coadiutore dello sviluppo locale.

Terzo punto della nostra ipotesi d’intervento, concerne la necessità di fornire supporto alle imprese. Solo la loro ripresa potrà offrire lavoro a quel 25% di giovani disoccupati, da quando il pubblico impiego,  è stato fortemente penalizzato dalla legge di stabilità, che prevede solo un’assunzione a fronte di cinque pensionamenti.

Viviamo in una situazione in cui la riduzione dei finanziamenti al pubblico impiego, genera tagli ai servizi e questo non può essere sostenibile per il cittadino. Se si proseguirà per questa strada, chi amministrerà il Trentino assisterà ad una fase di lento ma costante declino.

Per ovviare a questa condizione, è  necessario dare spazio alla società civile, sburocratizzando le varie procedure, eliminando o riducendo gli adempimenti burocratici della P.A. poiché non ammissibile che, ad esempio, appalti di lavori di entità ridotta, non possano essere assegnati in regime di trattativa diretta, o ripartiti in gare ristrette, dando la possibilità di partecipare alle sole imprese Trentine.

A corredo della nostra ipotesi d’intervento, vi sono ulteriori due aspetti da sviluppare nel prossimo biennio: essi riguardano la rivisitazione della modalità di concessione dei contributi, oggi corrisposti “a pioggia”, con scarsi risultati per le imprese, che ad essi preferirebbero, sicuramente, una riduzione della pressione fiscale ed una maggior attenzione nel settore della ricerca.

Su questo tema, che sembra un mantra in questi anni (quanto siamo bravi perché spendiamo una certa cifra di valore percentuale del PIL, nella ricerca) noi riteniamo che l’Ente pubblico debba possedere un oggettivo riscontro e controllo sul finanziamento alla ricerca. Con questo, non desidero certo affermare che ad ogni euro investito nella ricerca, debba corrispondere un’immediata ricaduta economica sul territorio, ma che però, alcune ricerche, non servono assolutamente a nulla, producendo vantaggi esclusivamente per la carriera di qualche ricercatore o di qualche politico.

Dobbiamo uscire dalla spirale perversa secondo la quale sino ad oggi pochi (gli amici) hanno beneficiato di molto, mentre gli altri hanno avuto poco o nulla. Ora, che le risorse scarseggiano è l’effettiva capacità di intraprendere, il senso critico e le idee i soli aspetti che ci permetteranno di uscire dall’impasse economica, ma perché questo accada occorre vi sia un Trentino politicamente più libero e autonomo.

 

Nel vostro programma comprendete una proposta per l’aiuto alle famiglie degli artigiani che, a causa della crisi, devono chiudere e non trovano nella Provincia un sostegno concreto come avviene per le famiglie degli operai, ci può descrivere il fondamento?

Siamo convinti che l’esiguità delle risorse a disposizione della PAT indurrà ad introdurre criteri per una maggiore equità nella corresponsione degli aiuti economici e principi di rigore e di responsabilità.

Questo per evitare che le risorse d’aiuto temporaneo, diventino assistenzialismo puro, che tende a perpetrarsi nel tempo in modo indeterminato.

Si dovrà intervenire anche sulla modalità di attribuzione dell’indice ICEF, che attualmente penalizza il risparmio caratteristica delle genti trentine:

penalizzando il risparmio si penalizzano conseguentemente i Trentini.

Ritengo che non sia giusto investire delle risorse (nel 2012 più di 24 milioni di euro) in un ammortizzatore sociale qual è il reddito di garanzia, la cui corresponsione è stata per più della metà ad appannaggio degli stranieri.

Non lo ritengo giusto perché si tratta, in primo luogo di una questione di equità. Gli stranieri in Trentino sono il 9% degli abitanti e non è pensabile che il reddito di garanzia, strutturato così com’ è oggi, vada per più del 50% a loro. Dovrebbe, a mio avviso, non superare la quota di presenza sul territorio.

Rispondendo nello specifico della sua domanda, affermo che sarà opportuno porre le imprese artigiane nella condizione di pensare che la Provincia non possa assolvere ad ogni necessità. Questa visione la dobbiamo, purtroppo, al malcostume sviluppatosi in quindici anni di Dellaismo, nel corso del quale gli imprenditori erano soliti recarsi in Provincia a chiedere:

“dove sono i contributi?”.

La politica dovrà creare le condizioni che permettano agli imprenditori, grandi e piccoli, di lavorare al meglio delle loro capacità. Questo sarà possibile mediante l’utilizzo della leva fiscale, sapendo che si potrà agire solo per quella parte di competenza provinciale, sia cambiando la politica economica.

L’ attuale Giunta Provinciale, ha elargito decine e decine di milioni di euro, ad imprese alle quali, in molti casi, è stata solo procrastinata la chiusura e questo malvezzo non ha certamente compreso i piccoli artigiani.

Noi della Lista Civica Trentina, crediamo che vadano aiutate le piccole imprese. Ritengo che sia giunto il momento per chi governerà il Trentino, di levarsi dalla testa idee faraoniche e molte volte ridicole agli occhi della cittadinanza, come ad esempio Metroland o l’ interramento della ferrovia del Brennero, progetti che hanno avuto il solo pregio di far corrispondere parcelle milionarie a progettisti di grido.

Sarà opportuno pensare a piani d’aiuto nel comparto immobiliare, aiutando così indirettamente le aziende artigiane del Trentino, in quanto il privato che intenda ristrutturare la propria casa, difficilmente andrà ad commissionare i lavori ad una ditta di Napoli, affidandosi ad un’impresa locale.

L’ente pubblico dovrà mutare mentalità; sia i Comuni che la Provincia che gli altri enti pubblici, dovranno far sì che i lavori siano appaltati alle imprese del territorio, evitando d’indire gare d’appalto a livello nazionale.

Quindi l’azione d’aiuto alle piccole imprese non potrà essere fornita dall’assistenzialismo, ma dalla sensata e razionale valutazione e utilizzo delle risorse professionali presenti sul territorio.

 

In tema di sanità:  come si spiegano alcune soluzioni adottate dalla Provincia, come ad esempio, la scelta dell’utilizzo degli elicotteri anche per gli interventi notturni; non le sembra uno spreco di risorse che dovrebbe essere rivisto?

Molte volte mi sono chiesto il perché in Alto Adige l’Amministrazione Pubblica abbia preferito scegliere la strada del noleggio degli elicotteri e di sviluppare in un  modo completamente diverso dal nostro il servizio di elisoccorso. Mi sembra che nessuno abbia per questo accusato Luis Durnwalder d’inefficienza.

Non possiamo però certo tornare indietro e licenziare gli operatori che oggi svolgono questo servizio. Mi chiedo anche perché, nonostante tutti questi aspetti che evidenziano scelte improvvide, Lorenzo Dellai sia uscito dalla tornata elettorale Provinciale con più del 60 % dei voti? Ciò può significare che, nonostante tutto, alla maggioranza della gente un’amministrazione così scellerata del bene pubblico, poteva andare bene. Non so se oggi il centro sinistra potrà ancora assicurare ai propri elettori, una così ampia e libera elargizione di contributi o parcelle milionarie!

 

La scuola.

Per quanto riguarda il comparto scuola, al centro d’essa ci sono gli studenti, che hanno il diritto di ricevere una preparazione, che li metta in grado di poter competere nel mondo del lavoro.

La scuola deve ritornare ad essere un ascensore sociale nell’interesse delle famiglie “meno fortunate”, perché le famiglie agiate un posto per i figli in una maniera o nell’altra lo troveranno sempre.

E’ importante introdurre nella scuola criteri di merito e di responsabilità. Da noi, a differenza del resto d’Italia, alcune norme non vengono applicate. Ad esempio gli esami di riparazione non ci sono; il voto di condotta mi pare non entri nella media di valutazione scolastica. Credo che un ragazzo che ha delle doti ed è meritevole deva poter uscire dalla scuola con una preparazione più profonda, perché poi sarà meno difficile per lui trovare un lavoro.

Bene o male, chi esce dalla scuola preparato un lavoro lo può trovare. La scuola, inoltre, svolge anche un processo educativo a volte a supporto delle famiglie. L’insegnate ricopre una funzione fondamentale per i nostri giovani.

La scuola dovrebbe saper trasmettere ai nostri ragazzi, in funzione della loro età, che la vita non è sempre un piacere. Non si può accettare che un ragazzo, per aver preso un voto basso, possa arrivare a compiere  gesti estremi. In ragione dell’età del discente, la scuola dovrebbe far comprendere a ciascuno che la vita non è sempre un viaggio di piacere, che ci si deve assumere le proprie responsabilità e che le difficoltà della vita vanno affrontate un po’ alla volta.

 

Ritiene che questo accada perché la famiglia sta vivendo una crisi sociale e morale ?

L’istituto della famiglia è attaccato da tutte le parti. Ora vogliono mettere in discussione il fatto che la famiglia corrisponda a quanto noi tutti sappiamo essa sia da sempre:

uomo, donna e figli.

Finché la stampa, la televisione, il cinema propineranno modelli di famiglia che nulla hanno a che vedere con l’identità dell’istituto famiglia, non potremmo opporci validamente ad una degenerazione culturale.  Tuttavia, un’azione culturale può essere svolta anche dalla Provincia, se nei propri disegni di legge saprà sostenere senza inflessioni il ruolo della famiglia tradizionale, evitando accuratamente di promuovere ed agevolare quei modelli culturali, che per famiglia intendono qualcosa di completamente diverso.

 

Va infine detto che il Trentino è mutato e ora non ci resta che riuscire a governare questo cambiamento, altrimenti assisteremo al suo lento e costante declino.

E’ quindi impensabile seguire le prassi di governo adottate negli anni scorsi, considerando che per il futuro sarà d’obbligo pensare con criteri completamente diversi, ispirati a:

rigore amministrativo, equità, meritocrazia e responsabilità.

 

Infine mi consenta di proporre all’attenzione dei Vostri lettori perginesi, la qualificata candidatura nella nostra lista di Morgan Betti, che saprà fare molto per la nostra comunità.

Giorgio Decarli

 

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